AlMenez in Coppa i Conti tornano


Fine settimana frenetico per i colori Giallorossi. Oggi alle 13:30 ci sarà la presentazione dell’ultimo acquisto che risponde al nome di Jeremy Menez. Nemmeno il tempo di respirare e analizzare i gironi di Champions che avrà inizio il Campionato. La prima partita, vedrà la Roma in casa all’Olimpico, contro un Napoli temibilissimo e pronto a non recitare il copione, di vittima sacrificale. Andiamo per gradi e bisogna prima fare un applauso alla Società per avere centrato, con Menez, un acquisto di mercato eccezionale. Il Francesino è sulla carta un ottimo giocatore che fa del dribbling e della fantasia la sua arma migliore. Un calciatore moderno che si adatta bene su tutto il fronte d’attacco e data la sua giovanissima età, potrà essere utile nel breve, come nel prossimo futuro. In Francia e nel panorama Europeo, Menez viene paragonato ai migliori giovani emergenti, delle più forti squadre blasonate. Dopo una giornata frenetica e piena di voci di corridoio, che hanno creato qualche patema nella tifoseria, oggi conosciamo meglio questo ragazzo che può farci gioire e divertire. Il mercato Giallorosso potrebbe essere chiuso a questo punto, ma non mettiamo limiti alla provvidenza che nel nostro caso risponde al nome di Pradè e Società annessa. Nelle tante chiacchiere dell’etere Romano bisogna dare merito a un professionista serio come Mimmo Ferretti, del Messaggero, che aveva previsto l’arrivo di un frizzantino Transalpino e allora complimenti a Ferretti profeta in patria e attendibile anche stavolta. Tornando alla Roma in chiave Coppa Campioni, come non ringraziare il MaraZico di Nettuno che ieri a Montecarlo, oltre al piedino caldo, ha dato sfoggio a una mano fatata, paragonabile alla mano di Dio, dell’amico Diego, stile Mundial. Il girone A della Roma, vede si il Chelsea di Scolari, ma anche il Bordeaux vice Campione di Francia e infine la scommessa Romena, degli Scudettati del Cluji, in Transilvania. La sorte sembra aver reso giustizia alla Roma, che si appresta per la prima volta nella Presidenza della famiglia Sensi, a vedere alla guida della Società, non più Franco, da pochi giorni scomparso e pianto ma Rosella, che ieri di diritto prende il posto del Papà. Tante novità quindi come accennavamo, senza dimenticare che il Napoli sta arrivando e la Roma deve farsi trovare pronta e sicuramente orfana di nuovo di Francesco Totti. La formazione per la prima di Campionato è top secret ma proviamo a dare i numeri con: Doni, Cicinho, Mexes, Juan, Riise, Pizarro, De Rossi, Perrotta, Cassetti, Vucinic, Baptista. Ai posteri l’ardua sentenza, pronti a brindare già da domenica sera, magari con un frizzantino, ma categoricamente spumantino. Forza Roma. Alessio De Silvestro.

11 metri sotto il cielo


Maledetti rigori, la Roma perde 8-7 nella lotteria dei penalty, ma esce a testa alta da San Siro. La stagione 2008-2009, riparte come era terminata. La sfida infinità tra la Roma e l'Inter questa volta vede vincenti i Nerazzurri ma solo per un tiro dagli 11 metri. La partita tra i duellanti inizia in uno stadio pieno come vuole che sia una finale di Supercoppa. Tante le novità ad iniziare dall'allenatore dell'Internazionale, il Portoghese Josè Morinho, all'ex di turno Mancini, per chiudere con l'ultimo acquisto in chiave Romanista, Julio Baptista. La Roma scende in campo con il lutto al braccio in ricordo della scomparsa del Presidente Franco Sensi. La gara è carica di aspettative e sembra essere, quella tra le due squadre più forti degli ultimi cinque anni, una sfida infinita. La Roma scende in campo con Doni, Cassetti, Juan, Mexes, Riise (Tonetto 35' st), De Rossi, Pizarro, Aquilani (Okaka 42' st), Perrotta(Totti 40' st), Baptista, Vucinic. Mourinho dal far suo disegna una formazione inedita con Julio Cesar, Maicon, Burdisso (Rivas 44' st), Cambiasso, Maxwell, Zanetti, Stankovic, Muntari, Figo (Balotelli 20' st), Ibrahimovic, Mancini (Jimenez 25' st). L'Inter parte subito forte e dopo uno svarione nei primi minuti con occasione sprecata da Vucinic va vicina al goal in più riprese con Ibrahimovic. I primi 45' minuti vedono la Roma arrancare e non riuscire ad arginare le ripartenze Interiste. Il primo tempo fa registrare un unica squadra in campo, quella Milanese e i Giallorossi fuori partita. Muntari al 18' minuto su una ribattuta infila Doni e la Roma va meritatamente in svantaggio. La prima frazione di gioco si chiude sul punteggio di 1-0 per la squadra di Mourinho. La ripresa inizia totalmente in maniera differente e la Roma sembra crescere mentre l'Inter fa la Roma del primo tempo. Al 13' minuto del secondo tempo arriva il pareggio. De Rossi pesca il jolly dai 30 metri insacca nella porta dell'incolpevole Julio Cesar. La squadra Giallorossa sembra essere più viva rispetto la prima frazione della gara, le occasioni più nitide nel secondo tempo sono di marca Romanista. Baptista spostato in avanti rispetto al primo tempo sembra essere più nel vivo del gioco. Vucinic sembra essere meno distratto e Pizarro è cresciuto molto insieme a tutto il reparto di centrocampo. L’Inter però dal canto suo può contare sulle giocate di fuoriclasse del calibro di Balotelli, che al 37’ minuto del secondo tempo lascia fermo Mexes e salta in uscita Doni facendo 2-1. La partita non è chiusa, Spalletti rischia tutto e mette in campo Okaka e Totti per il rush finale. La testardaggine premia la Roma che in zona Cesarini, agguanta il pareggio di testa con Vucinic e si trova ai supplementari. I supplementari si giocano a ritmi blandi anche se la Roma rischia di vincere nel finale con Okaka a due passi da Julio Cesar. Si arriva alla lotteria dei rigori, che vede la Roma all’ultimo rigore della prima batteria in vantaggio, e la possibilità di vincere la sua terza Supercoppa; Totti però prende la traversa. Il Capitano Romanista sbaglia e rimette tutto in discussione si va ai rigori a oltranza dove Juan sbaglia ma Zanetti purtroppo non perdona. La peggiore delle beffe, usciamo dalla gara sconfitti quando eravamo ormai in porto. La Roma può recriminare i tanti errori di misura e un primo tempo abulico e forse tatticamente sbagliato. Il mercato non è ancora chiuso e sembra che Totti al momento debba ancora recuperare dall’infortunio subito e Vucinic debba ancora svegliarsi del tutto. La Roma deve assolutamente chiarire alcuni dubbi nella linea mediana, dove la convivenza tra Aquilani, De Rossi e Pizarro con Perrotta avanzato sembra essere assolutamente priva di filtro per la difesa e inoltre capire bene se gli esterni di ruolo bastano per tutte le competizioni. Stasera abbiamo visto nell’Inter due esterni del calibro di Maxwell e Maicon che hanno fatto il bello e cattivo tempo su tutta la fascia di competenza. I Giallorossi escono sconfitti ma non con le ossa rotte, onore ai perdenti e Grazie Presidente di tutto quello fatto per noi innamorati Giallorossi. Forza Capitano ti aspettiamo. Alessio De Silvestro.

DI PADRE IN PADRE CHE PERDIAMO E PIANGIAMO

Sono a casa, quella nuova. Per scappare da questa città che mi sta stritolando. Sono con la mia metà. Insieme accendiamo il pc; siamo da poco entrati in casa, dopo un tranquillo pomeriggio terminato con un gelato ed un caffè, in un bar dove ti salutano anche gli uccellini che si posano per una manciata di briciole rubate.
Nessuna notizia sui soliti siti che frequento. Tutta normalità e notizie scritte solo per riempire una pagina web. Niente. Tutto normale; normalità allo stato puro. Chiudo il pc, ed insieme ad Antonietta ci mettiamo sul balconcino dell’ascolto (come lo definisco io) dove facciamo a gara ad elencare i rumori della natura che ci circonda. Dura poco questa mia terapia contro lo stress da cui sono fuggito; poche pillole di naturalezza che solo un paese può darti. Abbiamo deciso insieme di guarire il mio stato d’animo, con le cose più semplici del mondo: l’amore che Lei mi da, la naturalezza delle cose che solo le persone semplici da una vita sanno darti. Riflessioni e parole che entrano nel cuore e nella testa. Esercizi spirituali che sono più forti di qualsiasi palliativo chimico, che la medicina ti propone e che ti uccide ancora di più del malessere che hai dentro. Nietta mi saluta con la sua dolcezza di donna che mai nessuno ha capito. Io l’abbraccio e la bacio come se l’avessi fatto da sempre, sin da quando viveva nel suo inferno, insieme al suo diavolo di uomo che definire bestia è un insulto per gli animali. Lei ha disegnato nell’iride dei suoi occhi tutta la sofferenza del mondo. Quello che ha visto o fatto finta di non vedere per non impazzire. Nei suoi occhi, nel suo sorriso, quando mi guarda, dal basso verso l’alto, visto i nostri venti centimetri di differenza in altezza, ci vedo la gioia e la felicità di una bambina, ragazza, innamorata, che sogna quello che sognava e che mai si poté avverare. Ora ci siamo Noi, insieme abbracciati, che quasi non vorremo mai lasciarci, neanche per un minuto. Le circostanze ed il rispetto di chi viene prima di Noi, i nostri figli, non ci permettono dolci egoismi. Un bacio, un dolce saluto e la notte si avvicina.

Penso a quello che sono adesso. Lei mi dice che ho avuto il coraggio di un guerriero nel venire a vivere in un tranquillo paese come questo, visto l’amore che provo per la mia città. Mi ammira per questo, ed io avviso nel mio amor proprio un senso di orgoglio verso me stesso che non ho mai avuto. Pensieri che affievoliscono con il nascere dei sogni. Di colpo, arriva un messaggio sul mio telefonino. Mia figlia che mi manda un saluto, come solo i figli sanno fare. Un saluto accompagnato da una notizia che proprio nessun sito poco prima consultato mi ha saputo dare “ Papà mi dispiace, lo sai che è morto Sensi?”. Come prima reazione ho pensato che avesse sentito da qualche parte, nel villaggio vacanze dove è, qualche chiacchiericcio del solito comare di turno. Per sicurezza, anche per dare credito alle parole della mia bimba gli ho risposto, chiedendogli di recitare una preghiera per Franco Sensi, che sicuramente adesso sarà insieme a Nonna Adele, ed insieme faranno un tifo angelico per la loro Roma.

Invio il messaggio di risposta e proseguo nel sonno, che si è rivelato da subito molto agitato, ma ne conosco le ragioni: le forti emozioni e le intense riflessioni, sulla mia vita e sulla vita che sogno, non da solo, insieme alla mia Nietta. Oltre al dubbio della notizia sulla morte del mio Presidente; spero che non sia vero.
La mattina arriva prima con il canto del Gallo, che a finestre aperte si sente forte e chiaro, nella maestà di un richiamo al giorno di un Re ai suoi sudditi, quasi a volergli dire, “onorate tutti questo nuovo giorno che la vita ci offre”. Guardo l’orologio, sono le sei del mattino. Questo è il mio nuovo orario di vita nuova. Questo è anche il mio percorso per tornare a sperare di lasciare indietro la mia zingarità.

Dalle mie finestre si sente il richiamo del treno che da li a poco prenderò. In un paese è tutto così tranquillo. Tutto diventa familiare. Da subito ti senti osservato, ammirato. Tutti quelli che incontri non ti negano un sorriso di buon giorno, e tu quasi tramortito da tanta considerazione rispondi con la naturalezza che la tua città, che tanto ami, ti ha tolto. Mi sono imposto un rito mattutino: arrivo alla stazione, caffè e cornetto al bar della stessa. Una minuta signora ti accoglie con un sorrise di benvenuto illuminante, quasi a volerti dire “con questo caffè inizia la tua migliore giornata. Prendo il caffè, questa volta non decaffeinato, perché devo essere forte, quando arrivato alla stazione centrale di Roma Flaminio, comprando il giornale, avrò la certezza della notizia della morte del Presidente Franco Sensi.
Quasi nessuno dei passeggeri, miei compagni, pendolari di viaggio, hanno un giornale dove poter sbirciare. Quindi l’arrivo alla stazione mi toglie ogni dubbio. Dall’edicola due ragazzi ed una signora con gli occhi lucidi, posati sulla prima pagina del Romanista e del Corriere dello sport. Il Presidente non c’è più. Ci ha lasciato. Ha resistito fino a che ha potuto, poi come il più grande dei guerrieri ha chiuso gli occhi, imbracciando la nostra bandiera, che non è solo quella di una squadra di calcio, ma la bandiera della nostra vita, dei nostri sogni delle forti emozioni, che sono solo nostre; di chi non ritiene blasfemo vivere questa passione.
Vorrei non acquistare questo giornale, ma glielo devo al Presidente. Lo devo a me stesso; lo devo a mia Madre che non c’è più e che ora forse sta aspettando il suo amico Franco, per poter con Lui proseguire quello che sulla terra hanno fatto prima di tutto, prima di ogni cosa: amare questa loro Patria, questa nostra Patria. Non ce la faccio neanche a leggere la prima pagina. Una foto grande di Franco, che esulta ad uno dei tanto gol della sua Roma. Due articoli, uno di Tonino Cagnucci, redattore del Romanista, ed uno di Bruno Conti, che mi toglie il fiato e mi fa piangere come se all’improvviso fossi tornato indietro di quindici anni prima, quando piangevo la morte di mio Padre e poi ancora la morte del Presidente Viola, e poi la morte del grande Albertone Sordi, e poi la morte di Mamma Adele.

Ieri sera a Nietta ricordavo come le ferite del passato e del futuro saranno sempre presenti nel nostro serbatoio delle esperienze di vita. Saranno delle cicatrici che magari si induriranno con il tempo, ma mai spariranno dalla quella parte del cervello che permette al cuore di dargli nuova vita. Questa notizia, ha ridato vita a queste cicatrici e ora mi trovo a piangere, con gli occhiali tirati giù perché questa emozione la devono vivere solo loro, i mei occhiali neri.

Mi fermo al centro di Piazza del Popolo. Sento la necessità di mandare un pensiero ai miei amici, che ora saranno come me, affranti e preoccupati solo di sapere come rendere onore a chi ha tenuto viva una delle nostre ragioni di vita. Gli mando un messaggio, che nasce con delle parole bagnate dall’emozione. Noto una città triste , spero che almeno oggi, la solita velenosità dei laziali, lasci il posto al Loro silenzio. Lo spero me ne dubito. Mi avvio in ufficio e mi arriva un messaggio di risposta al mio pensiero mediatico. Laura mi risponde, e sono sicuro che anche Lei ora starà scrivendo pensieri bagnati su qualche suo articolo che scriverà per Franco, il nostro grande, Padre, Presidente.

In bocca al lupo a tutti!

Ciao a tutti,
amici giallorossi.
Sta cominciando una nuova annata calcistica.Volevo farvi i miei complimenti per tutto il lavoro che state facendo per la vostra passione più grande: LA ROMA!
Spero di vedervi presto nella Capitale.
Siete tutti invitati a vedere il nuovo sito di RadioContattoGenoa!
Un abbraccio e FORZA ROMA!

http://www.radiocontattogenoa.net

Magari insoddisfatti come Giuly

Questa storia mi ricorda un po' la sindrome ansiosa di Sacchi sulla panchina del Parma. Allora deridemmo tutti l'ex ct per il suo stress: tanto più che non scorderò mai uno striscione che recitava: "Sacchi, lo stress sono 1000 euro al mese". Adesso, sentire le parole del neo acquisto del Paris Saint German mi fa un po' sorridere.

Giuly a Roma ha giocato più di tanti altri giocatori: non si capisce da dove gli possa venir fuori l'idea della sfiducia da parte di allenatore e compagni. Ha fatto tante belle partite, segnato qualche goal importante (ad essere cattivi, ci ricordiamo pure quelli che si è incredibilmente divorato!) e, secondo me, è stato ben accolto e trattato da tutta la tifoseria.

Non so se nella vita si possa essere insoddisfatti di uno stipendio milionario, di un contratto per altri due anni (rifiutato dal giocatore), di 80000 cuori che battono nel vederti giocare. Se queste sono le insoddisfazioni della vita, vorrei provarle anch'io ogni giorno.

Un preparatore atletico dell'allora Ancona calcio (era il 2004) una volta mi disse: "Quando questi ragazzi si lamentano, li porterei a fare un tour degli ospedali, a vedere cosa sia rialmente la sofferenza". Chissà che Giuly una visitina, anche solo all'infermeria, non debba farla...

Theron, Ibrahimovic e Laurie: e Topolino sarebbe il pupazzo?!

Le cose sono due: o non ci ho mai capito nulla (cosa probabile e che non mi stupirebbe!) o non ci ha capito niente il geniale pubblicitario che ha realizzato la pubblicità per Mediaset Premium. Charlize Theron, Hugh Laurie e Zlatan Ibrahimovic: mancava davvero solo Topolino a completare la schiera dei pupazzi!!!

Ad essere sinceri, effettivamente, qualche altro buffone di corte poteva essere aggiunto senza tanti complimenti. Infatti, nell calcio italiano, non mancano certo le controfigure o, peggio ancora i figuranti. Se proprio avessero voluto fare l'en plein, sul digitale terrestre ci starebbe stato bene uno spot con Moggi, Platini e Blatter protagonisti. Ma certe cose meravigliose non accadono neance per fiction.

Dispiace solo aver coinvolto un pupazzo serio come Topolino, che ha fatto sognare milioni di generazioni ed ora si trova svalutato. Un ultimo appunto sullo splendido scenario aperto da questo "caso" televisivo: invece di spendere i soldi per finanziare per 30 secondi, pensare ad un'offerta seria per i diritti della serie B? Scusate, sarebbe stata una trovata intelligente!

Laura Meli